Moto - Sezioni associate: I.T.T. “F. Algarotti” - I.T.C. “P. Sarpi” - Venezia

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Il palazzo è stato costruito tra il 1670 e il 1700, per la nobile famiglia friulana dei Savorgnan da un progetto di Giuseppe Sardi

Nel 1752 è stato ingrandito, coltivato con essenze rare. Ne parla a lungo il gesuita Azevedo nel suo poema "Venetae urbis descriptio".

Nel 1788 il palazzo subì un grave incendio che daneggiò molte parti dell'edificio, dando inizio a un degrado che durò almeno fino all'acquisto della struttura da parte del barone Galvagna, nel 1826. 

Nel 1859 il palazzo venne venduto a Francesco V d'Este, ultimo duca di Modena.

Nel 1896 la proprietà passa a De Lej Kan Barone Maria.

La facciata del Savorgan è stata ideata da Giuseppe Sardi. L'accuratezza e la ricchezza delle forme, gli stemmi spiritosi, l'abbondanza delle sculture sono tutti motivi collegati all'edilizia derivata dal gusto del Longhena. La pianta è complessa ed è stata alterata dai proprietari successivi ai Savorgnan. Si può ipotizzare che la dimora dei Savorgnan sia stata completata dal Gaspari: difatti non solo la pianta ma anche le soluzioni dei particolari, quali porte, finestre, vetrate policrome, pavimenti elegantissimi con intarsi marmorei floreali ricordano il gusto di quell'artista. Il giardino, in parte conservato, è stato sempre ammmirato come uno dei più importanti della città.

Mentre la facciata è giunta a noi intatta, all'interno il degrado ha inizio nella prima metà dell'Ottocento. Altre trasformazioni sono imposte dall'adattamento a collegio femminile della congregazione "Provincia italiana della società del Sacro Cuore".

A partire dal 1915 il complesso funge da convitto femminile della congregazione delle suore del Sacro Cuore. Nell'area già adibita a giardino, ha inizio la costruzione della chiesa di Santa Maria di Nazareth.

Nel 1968 viene acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Venezia, attuale proprietaria, e dato in uso all'Istituto.

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